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14/07/2014, 11:35



Attacchi-Infestati-Del-Legno??


 L’attacco biologico a manufatti lignei può derivare da insetti xilofogi, oppure da funghi (mu?e) portando anche alla...



L’attacco biologico a manufatti lignei può derivare da insetti xilofogi, oppure da funghi (mu?e) portando anche alla totale distruzione delle parti lignee interessate, distruggendole irreversibilmente, dell’intero manufatto.

Nel caso di insetti, il danno è causato (ad eccezione delle termiti), dalle larve.
Quando l’insetto adulto emerge dal legno attraverso il foro di sfarfallamento, il danneggiamento è visibile. (il foro di uscita può essere diverso a seconda delle della specie interessata),

Gli insetti che si nutrono di legno vengono comunemente indicati come xilofagi: in questo gruppo vengono compresi i tarli del legno (insetti coleotteri) e le termiti (insetti isotteri).

Altri insetti invece scavano unicamente gallerie nel legno pur non nutrendosene: tra questi gli insetti imenotteri formicidi (le formiche) e siricidi. Gli insetti che scavano le gallerie nel legno lo deprezzano dal punto di vista estetico e ne diminuiscono la resistenza meccanica.

Il danno viene svolto prevalentemente dalle larve, ma in alcune specie anche gli adulti hanno una parte attiva nei processi di biodegradazione. In genere il danno diventa evidente solo quando sulla superficie compaiono dei fori che indicano la fuoriuscita dell’insetto che ha completato il proprio ciclo ed è sfarfallato verso altri manufatti.

TARLI


I tarli propriamente detti appartengono all’Ordine dei Coleotteri. Sono insetti le cui ali anteriori hanno perso la loro funzionalità originaria e hanno unicamente la funzione di ricoprire le ali posteriori, le uniche deputate al volo.
Diverse sono le specie che vivono a spese del legno. Esse appartengono alle famiglie degli Anobidi, dei Lictidi e dei Cerambicidi.

I danni sono provocati sia dalle larve che dagli adulti.

Ma mentre i tarli adulti provocano un danno prevalentemente estetico limitandosi al foro di sfarfallamento attraverso il quale l’insetto esce dal manufatto per andarsi ad accoppiare, le larve sono responsabili di danni ben maggiori. Queste durante tutta la loro vita (che può durare anche parecchi anni) scavano ininterrottamente gallerie all’interno del legno.

La presenza delle larve è praticamente invisibile poiché la loro attività non si svolge mai esteriormente, ma all’interno del manufatto a qualche cm dalla superficie.

Gli unici elementi che possono lasciare presagire la presenza dei tarli è la comparsa di rosume (escrementi frammisti a rosura) che può essere allontanato all’esterno (come nel caso degli anobidi) e l’inconfondibile rumore che la larva produce durante l’attività escavatoria. Altre volte, come nel caso dei cerambicidi e dei lictidi, il rosume rimane nella galleria che risulta pertanto ripiena dei materiali di scarto della larva.

I tarli del legno sono molto prolifici: ogni femmina può deporre decine di uova. La durata del ciclo è molto variabile e dipende dalle condizioni ambientali. Se il manufatto è in ambiente riscaldato il ciclo si può completare anche in meno di un anno con effetti negativi sulla conservazione del manufatto ligneo.
informazioni su (http://www.disinfestazionetarli.it)

ANOBIUM



Anobium punctatum
Nome comune:  tarlo dei mobili – tarlo del legno

Come riconoscerlo
Lungo da 2,5 a 5 mm, è di colore rossastro con fitta peluria giallastra. Il capo è indistinto e infossato nel torace. Il primo segmento del torace è più stretto delle ali anteriori. Le elitre hanno nove linee di punti infossati e paralleli.
L’uovo è biancastro e a forma di limone. La larva è bianca con apparato boccale bruno. Parte terminale dell’addome rigonfio. Fori di sfarfallamento circolari di 1-2 mm di diametro. Rosume fusiforme.

Il ciclo biologico
Si svolge in 1-2 anni. In ambienti riscaldati anche 2 generazioni in un anno. Ogni femmina depone 20-40 uova.

Quale legno attacca
Indifferentemente conifere e latifoglie, preferibilmente nell’alburno, ma anche nel duramen.

Quali danni provoca
È uno dei tarli più dannosi sia delle strutture che dei manufatti.

Note
Frequente dove l’umidità dell’aria è maggiore del 50%.
Più comunemente si riscontra in chiese, abitazioni, solai, magazzini, opere d’arte, travi.

HYLOTRUPES 



bajulus
Nome comune : capricorno delle case

Come riconoscerlo
Lungo da 17 a 25 mm, è di colore da bruno-nero a bruno-giallastro. Testa rotondeggiante con antenne poco più corte del corpo. Torace rotondeggiante ricco di peluria argentea. Elitre tre volte più lunghe che larghe con peluria che forma fasce trasversali argentee. Le uova sono fusiformi. La larva e di colore bianco crema e a maturità è lunga più di 2 cm. Fori di sfarfallamento ovali di larghezza 0,5x0,5x0,7 mm. Rosume grossolano a forma di cilindretti.

Il ciclo biologico
Varia da 1 a 7-8 anni (fino a 17 anni). Ogni femmina depone diverse centinaia di uova a gruppi di 40-50. Le uova vengono deposte nelle fessure del legno anche a 2 cm di profondità.
Sono dati bibliografici. Eurogreen è interessata alle correlazioni pratiche; il numero di anni può fare la differenza, la divergenza pregiudica gli esiti giudiziali.
Pratica e ricerca ci aiutano nella comprensione della realtà: stiamo studiando l'argomento. E' attuale un programma di ricerca Eurogreen volto a determinare l'ampiezza dei cicli biologici.

Quale legno attacca
Prevalentemente conifere (abeti, pini e larice); raramente latifoglie (quercia, pioppo, acero, salice, castagno). Preferibilmente su alburno.

Quali danni provoca
Molto gravi in quanto le strutture attaccate riducono di molto la loro resistenza meccanica (es. travature dei sottotetti). Le gallerie possono avere anche un diametro di 10 mm. Danni ingenti su legno a duramen indifferenziato.

XESTOBIUM



rufovillosum
Nome comune:
orologio della morte - grande tarlo

Come riconoscerlo
Lungo da 5 a 7 mm, è di colore bruno-rossastro con superficie dorsale con ciuffi irregolari giallastri. Il primo segmento del torace è più largo delle basi delle elitre. Uova piccole o ovoidi. La larva è bianca con apparato boccale bruno. Ingrossamento della parte terminale dell’addome. Fori di sfarfallamento circolari di 3-4 mm di diametro. Rosume grossolano a particelle lenticolari.

Il ciclo biologico
Si svolge in 2-4 anni. Ogni femmina depone 40-200 uova.

Quale legno attacca
Preferibilmente legni duri come quercia, castagno, frassino e faggio; occasionalmente su olmo, noce salice, pioppo e ontano; raramente su conifere (solo quando con l’invecchiamento non viene più prodotta resina).

Quali danni provoca
Seri soprattutto su travi, pavimenti e legno strutturale. Può attaccare anche mobili e sculture.

Note
Il nome deriva dal ritmico rumore che l’adulto produce sbattendo la testa contro le pareti delle gallerie con funzione di richiamo sessuale. È più frequente in ambienti umidi che hanno favorito un precedente attacco fungino del legno.

LYCTUS



brunneus
Nome comune:
lictide comune

Come riconoscerlo
Lungo da 3 a 5 mm, è di colore bruno scuro con elitre più chiare. Primo segmento toracico largo nella parte anteriore come la base delle elitre. Elitre dall’aspetto uniforme con fori longitudinali disposti in linee irregolari. Antenne ingrossate all’apice (ultimi 2 articoli). Rosume fine. Foro di sfarfallamento ovale o debolmente ovale di circa 1,5 mm di diametro.

Il ciclo biologico
Da 1 a 2 anni. In ambiente riscaldato 2-3 generazioni all’anno. Ogni femmina depone 50-70 uova in gruppi di 4-6 per vaso.

Quale legno attacca
Attacca l’alburno di tutte le latifoglie a legno tenero e con i vasi grossi (quercia, acero, noce, frassino). Se il duramen non è differenziato l’attacco avviene su tutta la sezione del tronco.

Quali danni provoca
Molto estesi soprattutto in legni in cui l’alburno è parte preponderante. Parecchie generazioni possono svilupparsi nello stesso legno riducendolo in polvere e lasciando intatto solo un leggero strato superficiale che si rompe alla più piccola pressione. Danni consistenti su manufatti d’arredo o supporti di dipinti.

Note
Le gallerie seguono le fibre del legno. I legni stagionati artificialmente, ancora ricchi di amido, vengono attaccati più facilmente rispetto a quelli stagionati naturalmente. Il faggio non è normalmente attaccato poiché il processo di disidratazione determina la scomparsa degli elementi nutritivi.

Bibliografia
Chiappini E., Liotta G., Reguzzi M.C., Battisti A. - Insetti e Restauro: legno, carta, tessuti, pellame e altri materiali - Ed. Calderini, 2001
Gambetta A. – Durabilità e protezione del legno - Istituto per la Ricerca sul Legno di Firenze - CNR
Giordano G. - Tecnologia del legno - UTET, 1981
Liotta G. - Gli insetti e i danni del legno - Nardini Editore, 1991
Tremblay E. - Entomologia applicata - Liguori editore, 1990

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